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I prof possono fare video in aula con studenti e metterli online?

I prof possono fare video in aula con gli studenti e metterli online? Dopo il "caso Schettini", vediamo cosa prevede la normativa sull'argomento

Camilla Ferrandi

Camilla Ferrandi

GIORNALISTA SOCIO-CULTURALE

Nata e cresciuta a Grosseto, sono una giornalista pubblicista laureata in Scienze politiche. Nel 2016 decido di trasformare la passione per la scrittura in un lavoro, e da lì non mi sono più fermata. L’attualità è il mio pane quotidiano, i libri la mia via per evadere e viaggiare con la mente.

L’intervista al podcast BSMT di Vincenzo Schettini, il celebre insegnante de La fisica che ci piace, ha sollevato un’ondata di polemiche e riacceso il dibattito pubblico sul rapporto tra il ruolo di docente e la produzione di contenuti per il web. I prof possono fare video in aula con gli studenti e metterli online?

I prof possono fare video in classe e pubblicarli sui social?

La questione non è nuova, ma il caso Schettini l’ha riportata al centro del dibattito. Vediamo di fare un po’ di chiarezza.

Primo punto: qualsiasi insegnante può svolgere attività extrascolastiche come lavoratore autonomo a condizione che siano autorizzate dal dirigente scolastico e che non generino nessun conflitto di interessi.

La situazione diventa più complessa quando si parla di attività che coinvolgono in qualche modo la scuola e gli studenti. Uno degli aspetti più controversi riguarda proprio la pratica, sempre più diffusa, di filmare momenti di lezione e interazione con gli alunni per poi pubblicarli sui social, come TikTok, Instagram e YouTube.

La normativa prevede che per poter filmare gli studenti minorenni è necessaria un’autorizzazione delle famiglie. Si tratta comunque di una pratica che viene comunemente utilizzata nei casi in cui vengono realizzati video a scopo didattico e diffusi su canali istituzionali, come il sito web o i canali social della scuola.

L’autorizzazione, infatti, non è estendibile a contenuti realizzati in classe, o comunque nel contesto scolastico, da pubblicare su eventuali profili privati degli insegnanti. Questo, in primo luogo, perché entrerebbe in contrasto con il codice di comportamento dei dipendenti del ministero dell’Istruzione e del Merito, potendo essere considerata un’attività estranea al servizio erogato dalla scuola.

La polemica sul “caso Schettini”: cos’è successo

Il professore Vincenzo Schettini è stato fortemente criticato per alcune dichiarazioni rilasciate al BSMT – Passa dal Basement, il podcast condotto da Gianluca Gazzoli. In particolare, sono due le frasi su cui è divampata la polemica.

La prima: “Tanti degli insegnanti che sono a scuola adesso, come me, andranno in part-time un giorno perché cominceranno a proporre i loro contenuti online, magari anche a pagamento. Perché un prodotto deve essere in vendita in un supermercato, un buon prodotto eh attenzione, e perché la buona cultura non deve essere in vendita?“.

Su questo punto, Schettini ha replicato attraverso un video social in cui ha spiegato che la sua riflessione non riguardava la scuola ma la cultura, e dunque le attività extrascolastiche (culturali) che possono svolgere i docenti come professionisti autonomi.

La seconda frase del prof di fisica finita al centro delle critiche riguarda gli studenti e i suoi esordi su YouTube: “Avendo quattro iscritti sul mio canale, costringevo i miei studenti” a seguire le dirette streaming. “Io dicevo: ‘Domani interrogo sulla lezione di oggi pomeriggio’. Quindi io mi ritrovavo i miei 24 connessi live che erano quei poveri disgraziati“, ha detto ironicamente.

La maggior parte delle polemiche si è concentrata soprattutto su quest’ultima affermazione, dunque sulla possibile sovrapposizione tra il ruolo di insegnante e quello di content creator. E, in particolare, sul “costringere” gli studenti a partecipare alle sue lezioni in streaming fuori dall’orario scolastico.