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Novara spiega quando si può parlare di bullismo e come nasce

Daniele Novara, fondatore e direttore del CPP, spiega quando si può parlare di bullismo e come nasce: cosa fare per prevenirlo secondo il pedagogista

Camilla Ferrandi

Camilla Ferrandi

GIORNALISTA SOCIO-CULTURALE

Nata e cresciuta a Grosseto, sono una giornalista pubblicista laureata in Scienze politiche. Nel 2016 decido di trasformare la passione per la scrittura in un lavoro, e da lì non mi sono più fermata. L’attualità è il mio pane quotidiano, i libri la mia via per evadere e viaggiare con la mente.

Il pedagogista Daniele Novara, fondatore e direttore del Centro PsicoPedagogico per l’educazione e la gestione dei conflitti (CPP), ha dedicato molti anni allo studio del bullismo e delle sue dinamiche. Secondo l’esperto, per comprendere davvero il fenomeno è fondamentale distinguerlo dai "litigi" e dalla "violenza estemporanea". Solo così, a suo avviso, si può capire davvero come nasce e, soprattutto, come prevenirlo. Ebbene, quando si può parlare di bullismo?

Perché non si può parlare di bullismo prima dei 9 anni per Novara

"Quando affronto il tema del bullismo, inizio sempre da una considerazione fondamentale: i litigi risultano qualcosa di diverso dal bullismo, fanno parte della comune esistenza sociale dei bambini e dei ragazzi", ha spiegato Daniele Novara in un post sulla sua pagina Facebook. Il litigio in sé, dunque, rappresenta una parte fisiologica della crescita. È un terreno di sperimentazione emotiva e relazionale in cui si impara a confrontarsi, a difendere le proprie ragioni e a esplorare limiti e possibilità.

Anche "la violenza estemporanea è un’altra cosa" rispetto al bullismo, ha aggiunto il pedagogista, "in quanto mancano sia la componente di continuità sia quella di disparità di forze" tra chi agisce e chi subisce. Un episodio isolato, seppur grave, non basta a definire una situazione di bullismo se non è inserito in una dinamica ripetuta nel tempo e caratterizzata da uno squilibrio di potere.

Per questo, "possiamo parlare di bullismo in senso stretto a partire dai nove, dieci anni". Prima di questa età, ha chiarito il direttore del CPP, "risulta molto problematico definire il termine ‘bullismo’ in senso tecnico perché il carattere di intenzionalità è assai difficile da registrare".

In poche righe, Novara ha messo a fuoco le componenti principali che distinguono il bullismo da altri comportamenti conflittuali tipici dell’infanzia e dell’adolescenza: continuità, disparità e intenzionalità.

Come e perché nasce il bullismo: la spiegazione di Daniele Novara

"Il bullismo nasce dall’incapacità di gestire i conflitti", ha chiarito Novara. Il punto sostenuto dall’esperto è che il conflitto in sé non rappresenta un problema, ma lo diventa quando manca la capacità di "litigare bene".

"Quando i ragazzi non imparano a litigare bene, a reggere la tensione, a rispettare i limiti, il rischio è che il conflitto degeneri in violenza, umiliazione, sopraffazione", ha precisato l’esperto.

I bulli, ha proseguito, "non sanno litigare" perché "non hanno avuto occasione di imparare". E, per questo, "trasformano la fragilità in aggressività".

Come si previene il bullismo secondo il pedagogista Novara

"Insegnare a gestire il conflitto significa prevenire il bullismo molto più di qualsiasi punizione", ha evidenziato Daniele Novara.

Educare al conflitto, ha aggiunto, "significa dare ai bambini e agli adolescenti la possibilità di litigare in modo positivo, imparare a difendere le proprie ragioni senza distruggere l’altro, trovare soluzioni creative e crescere nelle esperienze condivise".

Daniele Novara propone dunque l’educazione al conflitto come strategia di prevenzione del bullismo, rappresentando "un allenamento che sviluppa competenze sociali e affettive fondamentali".

Imparare a litigare in modo positivo, secondo il pedagogista, significa diventare capaci a:

  • difendere le proprie ragioni senza annientare l’altro;
  • trovare soluzioni creative;
  • crescere attraverso esperienze condivise;
  • reggere la frustrazione e la tensione emotiva senza ricorrere alla violenza.