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Prof Schettini e il bullismo, l'appello a cuore aperto ai giovani

Il prof di fisica Vincenzo Schettini racconta un episodio di bullismo subito da adolescente: l'appello a cuore aperto dell'insegnante ai giovani

Camilla Ferrandi

Camilla Ferrandi

GIORNALISTA SOCIO-CULTURALE

Nata e cresciuta a Grosseto, sono una giornalista pubblicista laureata in Scienze politiche. Nel 2016 decido di trasformare la passione per la scrittura in un lavoro, e da lì non mi sono più fermata. L’attualità è il mio pane quotidiano, i libri la mia via per evadere e viaggiare con la mente.

Il prof di fisica Vincenzo Schettini ha lanciato un appello a cuore aperto ai giovani sul bullismo, partendo dalla propria esperienza personale e da una riflessione su come la tecnologia abbia cambiato questo fenomeno. Il suo messaggio mira a sensibilizzare gli studenti sul proprio valore, sull’importanza di saper chiedere aiuto e sul ruolo cruciale che ciascuno può avere nel contrastare queste dinamiche.

Perché il cyberbullismo è peggio del bullismo per prof Schettini

Il 10 febbraio, in occasione del Safer Internet Day, all’Auditorium Parco della Musica di Roma si è tenuto l’evento di #cuoriconnessi, il progetto di Unieuro e Polizia postale dedicato alla prevenzione del cyberbullismo e alla promozione di un uso consapevole della rete tra i più giovani.

Sul palco, davanti a 1.200 studenti presenti in sala e a oltre 241mila persone collegate in diretta streaming, è salito anche Vincenzo Schettini, il prof de La fisica che ci piace.

Per l’occasione, l’insegnate ha spiegato al Corriere della Sera perché, sotto alcuni aspetti, il cyberbullismo possa essere addirittura peggiore del bullismo tradizionale. La differenza, ha sottolineato, non riguarda soltanto il contesto, reale o virtuale, ma investe dimensioni più profonde, come il tempo, lo spazio e l’impatto emotivo.

Nel bullismo ‘classico’, "il bullo deve essere coraggioso, per raggiungerti, prenderti in giro, o provare a farti del male". Al contrario, "quello che accade in rete può essere più tagliente, e può succedere 24 ore su 24, ti può raggiungere ovunque, attraverso le chat, i social", ha detto Schettini.

A differenza del bullismo, infatti, il cyberbullismo non conosce confini temporali o geografici. Le offese e i contenuti lesivi possono colpire anche quando si è soli nella propria stanza, generando un senso di insicurezza costante e l’impossibilità di sottrarsi davvero all’aggressione. Non c’è un "dopo" in cui tutto finisce: la rete resta sempre accesa.

"Il 90% del bullismo in rete passa attraverso cose sottili che, alla lunga, ti fanno cadere", ha evidenziato Schettini, aggiungendo che "nel nostro vivere da adulti non ci rendiamo proprio conto di quanto possa succedere ai ragazzi, e di quanto possano vergognarsi di parlarne".

Il toccante messaggio di Schettini ai giovani

Nel corso dell’intervista, Schettini ha condiviso anche un episodio della sua adolescenza in cui si è sentito bullizzato. "Quando ero un ragazzino, una coppia di amici di famiglia fece notare ai miei che gesticolavo in modo evidente con le mani, e che quello era un gesto da effeminati. I miei non li hanno mai voluti più vedere. Quest’episodio mi colpì molto, probabilmente volevano proteggermi ma dentro quel commento e dietro quella reazione c’era un giudizio pesante".

Con il tempo e dopo il coming out, ha raccontato di aver imparato a dare meno importanza a certe offese: "Quando poi ho deciso di aprirmi onestamente me ne sono fregato", ha dichiarato.

Ancora oggi riceve "commenti feroci" sulla sua sessualità, sul suo modo di essere e sul suo aspetto fisico. Ma li affronta con maggiore consapevolezza, forte di una sicurezza costruita nel tempo. Perché, ha detto, "se ti senti sicuro di te, di quello che sei, i commenti non ti possono toccare davvero".

Da qui nasce il cuore del suo messaggio ai giovani: "Ricordatevi che il potere che hanno i bulli su di voi dipende solo da voi stessi: nessuna parola, nessun gesto possono farvi male se non gli date importanza".

Allo stesso tempo, Schettini riconosce che a 14 anni tutto questo è molto più difficile. A quell’età "mi sentivo ferito anche quando mi dicevano che ero troppo magro". Ma, questo è il suo consiglio, "ti devi allenare, parlarne".

Schettini ha così invitato i ragazzi a non restare in silenzio: "I ragazzi devono essere messi al corrente dell’importanza di denunciare. Ognuno di noi ha almeno un amico caro, e deve partire da lì: dal raccontarlo e poi trovare il coraggio di dirlo agli adulti – un genitore, un prof – per correre ai ripari".