Paolo Crepet e la scuola "come un supermercato": nuova polemica
La nuova polemica dello psichiatra Paolo Crepet: "Se uno intende la scuola come una sorta di supermercato allora poi non bisogna lamentarsi"
La libertà è un tema che sta molto a cuore a Paolo Crepet. Ritorna in ogni sua intervista, nei suoi libri e nei suoi interventi pubblici. Ma anche la libertà deve avere dei limiti, perché “la democrazia non è basata sul ‘fai quello che ti pare'”. Da qui la sua polemica contro chi intende la scuola “come un supermercato”.
Il messaggio di Crepet sulla libertà
Ospite di Buongiorno Veneto su Radio Veneto24, Paolo Crepet ha dedicato una lunga riflessione al concetto di libertà partendo dalla libertà di parola. In primo luogo ha criticato la “cancel culture“, che ha definito una “forma di censura autoindotta”.
“Mi fa un po’ ridere e un po’ preoccupare l’idea che a New York non si possa ascoltare Puccini al Metropolitan perché, secondo qualcuno, Puccini trattava male le donne asiatiche. E non credo che ci sia mai stato in Asia. Poi, comunque, l’arte è anche una provocazione“.
Crepet ha però ricordato che anche la parola deve avere un limite: non può trasformarsi in offesa o umiliazione, come quando “uno comincia a prendere in giro una ragazza perché è grassa”.
Nell’era dei social, ha fatto notare, il danno si amplifica: “Una volta c’era solo la parola, ora c’è la parola e l’immagine, che è ancora più efficace nella demolizione. Perché se si posta una foto su Instagram dicendo che quella o quello lì è colà, beh, insomma, poi non possiamo meravigliarci se ci sono degli adolescenti che per questo ne soffrono fino ad arrivare a volte a estreme conseguenze“.
Ma cosa rende davvero libera una vita? “La passione di alzarsi presto la mattina avendo un progetto o di fare tardi la sera avendo un progetto“, ha detto Crepet. E ha aggiunto, con amarezza, che oggi vede sempre meno passione: “Vedo poco entusiasmo nella gente, da quello che ti mette a posto una tenda a quello che ti fa un risotto o all’editore. C’è poco entusiasmo in giro. Mi dispiace molto di questo, perché nella mia non brevissima vita io di entusiasmo ne ho respirato e ridato. Chi sta vicino a me sa che ce ne ho sempre una in testa”.
Cos’ha detto Crepet sui giovani che vanno all’estero
Nel corso dell’intervista, Crepet ha affrontato anche il tema del divieto di accesso ai social per bambini e adolescenti, misura allo studio in diversi Paesi europei. “Sono assolutamente d’accordo“, ha dichiarato, respingendo lo slogan “vietato vietare”. “Cosa vuol dire? Allora diamo un litro di whiskey a un ragazzino di 13 anni. Se è vietato vietare si fa tutto”. Ma, ha ricordato, “la democrazia non è basata sul ‘fai quello che ti pare’, non funziona così. Non puoi andare in bikini a scuola o a San Pietro, punto. È una questione di rispetto”.
Il professore ha proseguito: “Non puoi andare a scuola tre quarti d’ora in ritardo, secondo me. Se poi uno intende la scuola come una sorta di supermercato dove vai quando vuoi e torni via quando ti pare, allora poi non bisogna lamentarsi di ciò che tutto questo produce, che è un abbassamento della qualità“.
Da qui il passaggio al tema dei giovani che scelgono di andare all’estero. Secondo Crepet, non dovrebbe stupire che molti decidano di lasciare l’Italia: “E dove devono rimanere, qua? A fare che? A guadagnare un quarto? Ma perché? Se un ragazzo lavora a Como e guadagna la metà di quanto guadagna a Lugano e ci mette 20 minuti di treno, perché non deve poter star bene senza chiedere niente in famiglia o non poter avere i soldi per mangiare una pizza con la fidanzata?”.
Crepet ha concluso: “Sa che due terzi della nostra ricchezza nazionale è ereditata? Nessuno si spaventa di questo? E di cosa si spaventa, del comico che va o non va a Sanremo? È davvero ridicolo tutto questo“.