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Canzoni del Festival di Sanremo 2026 Ansa

La Crusca e i testi di Sanremo 2026, i voti di prof Coveri

Il professor Lorenzo Coveri dell'Accademia della Crusca ha dato i voti ai testi delle canzoni di Sanremo 2026: bocciata la maggior parte dei cantanti

Patrizia Chimera

Patrizia Chimera

GIORNALISTA PUBBLICISTA

Giornalista pubblicista, è appassionata di sostenibilità e cultura. Dopo la laurea in scienze della comunicazione ha collaborato con grandi gruppi editoriali e agenzie di comunicazione specializzandosi nella scrittura di articoli sul mondo scolastico.

L’Accademia della Crusca ha deciso di dare i voti ai testi delle canzoni del Festival di Sanremo 2026. Il professor Coveri ha stilato delle vere e proprie pagelle, andando ad analizzare i brani che i 30 Big in gara nella kermesse canora condotta da Carlo Conti hanno deciso di presentare, sperando di poter vincere la competizione. L’esperto della lingua italiana ha sottolineato che ormai la classica canzone sanremese è morta, spiegando in profondità com’è cambiata negli ultimi tempi.

Le pagelle della Crusca alle canzoni di Sanremo 2026

A Il Corriere della Sera il professor Lorenzo Coveri ha spiegato le canzoni di Sanremo 2026: l’esperto redige le pagelle dei testi sui social dell’Accademia della Crusca e quest’anno fioccano i 5 e i 6, almeno nella prima parte di valutazioni già pubblicate. C’è ancora tempo prima che inizi il Festival per completare il quadro (l’evento inizierà, infatti, martedì 24 febbraio e terminerà sabato 28 febbraio).

Non c’è nessun artista che ha osato un po’ di più con le parole: "Mai una volta che, leggendo un verso, abbia sobbalzato sulla sedia. Mai", ha svelato il prof sottolineando "che siamo su quella medietà o, se vogliamo, prudenza, tipica di Carlo Conti".

Promossi e bocciati secondo il professore della Crusca

Secondo Lorenzo Coveri "quest’anno non ci sono canzoni d’autore che spicchino in modo particolare. Dargen D’Amico è l’unico, insieme a Ermal Meta, a guardare un po’ al di là dei classici problemi di coppia. Anche se in passato ci ha abituato a un po’ più di ironia e di impegno".

Fulminacci un po’ si salva, essendo vicino alla "canzone d’autore: testo interessante con una dimensione quasi cinematografica. Niente male l’immagine di lui che perde le chiavi di casa, metafora di spaesamento". Non è "nulla di clamoroso ma, in questo Sanremo… è tra quelle che naviga più sul dignitoso di altre".

Patty Pravo "ha un testo ambizioso con un ottimo autore come Caccamo che cita persino l’Iliade". Lei "si difende", anche se non si può dire che sia promossa a pieni voti. Enrico Nigiotti, invece, ha proposto "una canzone d’autore modernizzata, più giovanilista, cosa che vale anche per Tredici Pietro, il figlio di Gianni Morandi: molto urban ma con metafore opinabili. Vicino alla sufficienza. Anche Nigiotti ha delle pretese che… Insomma, l’ha scritta insieme a un grande come Pacifico: mi aspettavo di più".

Poi c’è la para-poesia, come nella canzone di Fedez e Marco Masini, che ricorrono all’"uso di trucchi come metafore in abbondanza, molti traslati, alcuni felici e creativi", mentre "altri banali". In generale, è "una canzone che ambisce a volare alto, ma non sempre l’effetto è felice".

Va meglio per Arisa, con la sua canzone autobiografica "che la sufficienza la prende di sicuro. E Levante: l’unica che parla d’amore in modo non bamboccesco e celebra la felicità". Quasi promossa anche Elettra Lamborghini, che però la stampa specializzata ha bocciato: "A me non dispiace: molto disinvolta, sbarazzina, con tanti giochi, elementi pop, la Carrà. È la più pop di tutti. Anche in senso buono. La metterei ai margini della sufficienza", ha spiegato il professore della Crusca, che pensa però che la cosa più strana sia "che cita se stessa, cosa che nessuno aveva più fatto da Vecchioni con Luci a San Siro, un caso di intertestualità che ritroviamo in molti brani".

La classica canzone sanremese è morta secondo prof Coveri

Professor Coveri è convinto di una cosa: ormai non c’è più il dominio della cosiddetta "classica canzone sanremese": "Si sente l’apertura alle giovani leve, al pubblico di TikTok e Instagram. La canzone fatta apposta per Sanremo è morta".

Rispetto al passato sopravvivono un po’ "le rime baciate in monosillabi", ma anche "le inversioni dell’ordine di parole comuni", così come "un certo lessico aulico-retorico, ma ora le rime spesso assumono un valore ironico".

Nonostante sia morta, il binomio cuore-amore è duro da debellare. "Su 30 canzoni in gara almeno 20 parlano di amori tormentati, finiti, dolorosi. Di amori felici ne vedo pochissimi. Più che altro tossici. Tante alludono alla fragilità che sta dietro un’apparente sicurezza di sé. L’unico che esce dalla bolla è Ermal Meta che dirige la sua filastrocca ninna-nanna verso una bambina di Gaza, pur senza mai renderlo esplicito".

Il linguaggio parlato quotidiano nei brani sanremesi

Il professor Coveri ha spiegato che le parolacce nei testi delle canzoni dei 30 Big in gara a Sanremo 2026 "sono poche. L’anno scorso erano tantissime, questo è un festival moderato che non colpisce né in bene né in male, che si limita".

Le canzoni hanno subito "una discesa verso il linguaggio parlato quotidiano che si nota da qualche anno. Sono due elementi che si confrontano continuamente: tradizione e innovazione, linguaggio (para)poetico e linguaggio parlato". Ad esempio sono presenti "disfemismi, per non dire parolacce, forestierismi, dialetti e anche linguaggio tecnico. Solo che l’anno scorso c’era più varietà di dialetti, ora siamo tornati al solo napoletano. E anche sui forestierismi c’è stato un bel cambiamento".

Ci sono "meno rapper e quindi meno inglese", ma qualche francesismo, grazie ad Elettra Lamborghini.