Gen Z prima generazione "più stupida" della precedente: l'accusa
La Gen Z è stata descritta come la prima generazione della storia che risulterebbe essere "più stupida" di quella precedente (i Millennial): l'accusa
In vari profili social è apparsa la notizia secondo cui la Gen Z sarebbe la prima generazione "più stupida" della precedente. Ma perché è stata lanciata questa accusa?
Gen Z "più stupida" dei millennial?
"Gen Z: la prima generazione ufficialmente definita più stupida della precedente". Si intitola così un articolo del New York Post del 7 febbraio scorso che ha fatto il giro del mondo.
Nel pezzo si legge: "Secondo un importante neuroscienziato, la generazione nata tra il 1997 e il 2010 è la prima ad aver ottenuto risultati peggiori a scuola rispetto alla generazione precedente. E, cosa sorprendente, ne sono orgogliosi".
Il neuroscienziato a cui si fa riferimento è Jared Cooney Horvath che, come riportato dalla testata statunitense, ha spiegato che la Gen Z è "la prima generazione nella storia moderna a ottenere punteggi più bassi nei test accademici standardizzati rispetto a quella precedente", ovvero i Millennial.
Il professore, si legge ancora sul New York Post, ha aggiunto: "E a peggiorare le cose, la maggior parte di questi giovani è eccessivamente sicura di sé. Più le persone pensano di essere intelligenti, più sono stupide in realtà".
Horvath ha precisato che i ragazzi della Gen Z "hanno ottenuto risultati inferiori praticamente in ogni parametro cognitivo, dall’attenzione di base, alla memoria, all’alfabetizzazione, alle capacità di calcolo, alle funzioni esecutive e al QI generale". Un quadro che, secondo lui, rappresenterebbe una rottura rispetto alla tendenza storica che vedeva ogni generazione migliorare le proprie competenze rispetto alla precedente.
È importante evidenziare che l’espressione "più stupida" riferita alla Gen Z, in inglese "dumber", è stata adottata dal New York Post nel titolo che riporta la notizia e non direttamente dal neuroscienziato.
Cos’ha detto il neuroscienziato su performance scolastica e tecnologia
Per Horvath, la causa principale del calo delle performance scolastiche sarebbe da imputare alla tecnologia, in particolare all’uso intensivo degli schermi, dallo smartphone ai tablet. "Più della metà del tempo in cui un adolescente è sveglio, metà lo passa fissando uno schermo – ha affermato -. Gli esseri umani sono biologicamente programmati per imparare da altri esseri umani e dallo studio approfondito, non per scorrere schermate alla ricerca di riassunti ed elenchi puntati".
Il neuroscienziato ha presentato le sue conclusioni al Senato degli Stati Uniti in una relazione basata sui dati di tre grandi indagini internazionali sulle performance degli studenti: Pisa (Programme for international student assessment), Timss (Trends in international mathematics and science study) e Pirls (Progress in international reading literacy study).
Nel suo paper si legge che "le prove indicano che l’espansione digitale indiscriminata ha indebolito gli ambienti di apprendimento anziché rafforzarli".
L’esperto ha proseguito: "Le piattaforme digitali sono ottimizzate per catturare cambiamenti rapidi, novità e coinvolgimento continuo. Anche quando vengono utilizzate per i compiti scolastici, stimolano gli stessi schemi comportamentali che gli studenti mettono in pratica durante l’uso ricreativo degli schermi: controllo frequente, scrolling e multitasking".
Di conseguenza, ha aggiunto, "gli schermi allenano strutturalmente abilità attentive che entrano in conflitto con l’apprendimento continuo. Non si tratta di disciplina o forza di volontà: è una funzione di condizionamento ripetuto".
Durante il suo intervento in Senato, Horvath ha concluso: "Un fatto triste che la nostra generazione deve affrontare è questo: i nostri figli hanno meno capacità cognitive di quante ne avevamo noi alla loro età. Ogni generazione ha superato i propri genitori. Fino alla Generazione Z".