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Galiano nelle scuole, lo sfogo: "Prossima volta interrompo tutto"

"Prossima volta interrompo tutto", lo sfogo del professore e scrittore Enrico Galiano dopo l'incontro nelle scuole: con chi ce l'ha (e perché)

Camilla Ferrandi

Camilla Ferrandi

GIORNALISTA SOCIO-CULTURALE

Nata e cresciuta a Grosseto, sono una giornalista pubblicista laureata in Scienze politiche. Nel 2016 decido di trasformare la passione per la scrittura in un lavoro, e da lì non mi sono più fermata. L’attualità è il mio pane quotidiano, i libri la mia via per evadere e viaggiare con la mente.

L’insegnante e scrittore Enrico Galiano ha condiviso uno sfogo social contro un comportamento che, a suo dire, si ripete spesso quando partecipa agli incontri nelle scuole. "Prossima volta interrompo tutto", ha detto il prof. Cos’è che lo fa arrabbiare?

Insegnanti e cellulare a scuola, lo sfogo di prof Galiano

"Spargete la voce, per favore". Inizia così il post-sfogo pubblicato da Enrico Galiano sulla sua pagina Facebook. Il docente ha puntato il dito contro un atteggiamento che ha più volte riscontrato durante i suoi interventi nelle scuole: docenti seduti tra il pubblico che guardano il cellulare mentre lui parla.

"La prossima volta che farò un incontro con le scuole e vedrò insegnanti che fra il pubblico staranno al cellulare, interromperò tutto e chiederò alle persone in questione di metterlo via", ha scritto, accompagnando il messaggio con una serie di cuoricini.

Galiano ha proseguito elencando i motivi della sua irritazione: "Primo perché – guarda caso – gli studenti di quegli insegnanti sono poi quelli che col proprio rumoreggiare rendono complicato l’incontro. Secondo perché mi spiace dirlo ma è da maleducati. E terzo perché l’esempio è la prima e più importante forma di insegnamento, spesso l’unica che i ragazzi guardano davvero. Grazie".

Il professore ha chiuso il post con un ironico "NB" (nota bene), dove ha spiegato che "i cuoricini sostituiscono tutta una pletora di espressioni di turpiloquio che mi vengono spontanee quando assisto a queste scene".

L’importanza dell’esempio nell’educazione dei giovani (per Galiano)

Non è la prima volta che Enrico Galiano denuncia una situazione simile. Lo aveva già fatto in un post del 31 gennaio 2024.

Nel suo post di due anni fa, il prof scriveva: "Quando vado nelle scuole, c’è sempre una scena che si ripete. Sempre, tutte le volte. A un certo punto, che sia nei posti sulle retrovie, al centro o davanti, da qualche parte si accende, nel buio, una luce bluastra. Che cosa sarà mai? Un fuoco fatuo penetrato nel teatro grazie a un refolo? No, ovviamente: è qualcuno al cellulare. Qualcuno che ci resta incollato dall’inizio alla fine, fra l’altro, immagino collegato a una qualche powerbank. E quasi sempre – e sottolineo quasi sempre – il volto vagamente illuminato al buio dal display non è quello di qualche ragazzo annoiato a cui non può fregare di meno di quel che ho da dire. No, il volto rivelato è quello di… un adulto. Un professore, una professoressa. Talvolta, anzi spesso, anche più di uno".

Pur riconoscendo che la maggior parte dei prof è attenta e partecipe, Galiano insisteva su un punto: "Non sono mai le parole, è sempre l’esempio". Perché, spiegava, "ragazzi e ragazze apprendono prima di tutto dall’imitazione: dei loro coetanei, certo, ma anche degli adulti di riferimento. Hai voglia a dare tanti buoni consigli, se poi quello che resta è solo il cattivo esempio".

Rivolgendosi ai colleghi insegnanti, aggiungeva: "Non possiamo nasconderci: loro ci guardano sempre e, che lo vogliamo o no, riproducono quello che ci vedono fare". E invitava gli adulti a interrogarsi: "Quando siamo lì a puntare il dito, a deprecare certi loro comportamenti che ci fanno arrabbiare, chiediamoci sempre, prima di tutto: ma non è che sono io che gliel’ho insegnato?".