Esami online università telematiche, la mancata proroga è un caso
La mancata proroga degli esami online nelle università telematiche ha riacceso la polemica, con la protesta degli studenti e le reazioni dei sindacati
Il ministero dell’Università e della Ricerca rifiuta di dare una proroga alla possibilità di frequentare le università telematiche e dare esami online, prevedendo l’unica opzione della presenza per poterli sostenere. Gli studenti, però, non ci stanno e protestano contro una decisione che potrebbe mettere a dura la prova la situazione di chi lavora e intanto cerca di superare gli esami per ottenere la laurea tramite gli atenei online. Diversa è, invece, la posizione del sindacato e delle opposizioni, che lamentano una situazione molto delicata in tal senso. Per la ministra Bernini, però, non ci sarà alcuna marcia indietro: gli esami devono essere in presenza.
Bufera sulla proroga degli esami online per le università telematiche
Negli anni Duemila, alla nascita delle prime università telematiche, l’allora Governo di Silvio Berlusconi impose la regola dell’obbligo degli esami in presenza. 20 anni dopo, con il Covid e i vari lockdoan di mezzo, il mezzo digitale è stato sempre più utilizzato, anche per chi doveva sostenere gli esami degli atenei online. Oggi si vorrebbe tornare all’obbligatorietà degli esami in sola presenza, ma la situazione appare molto delicata.
In un decreto ministeriale del 2024 firmato da Anna Maria Bernini era stato concesso un anno di proroga per permettere alle università telematiche di adeguarsi per far tornare definitivamente le prove d’esame in presenza, come dice del resto la legge. Durante la discussione del Milleproroghe in Parlamento, l’onorevole di Forza Italia Deborah Bergamini ha presentato un emendamento per garantire un altro rinvio. Il testo è stato, dunque, rivisto in Commissione, prevedendo, però, la possibilità di sostenere gli esami a distanza solo per gli studenti dei Paesi del Piano Mattei o che si trovano in Paesi in guerra.
Il grillino Antonio Caso, capogruppo in commissione Istruzione, ha spiegato: "Dopo la nostra denuncia, la maggioranza è stata costretta a fare marcia indietro sull’emendamento ‘salva-telematiche’". Mentre la ministra Anna Maria Bernini in un question time ha ribadito che gli esami dovranno tornare ad essere di nuovo in presenza.
La discussione, dunque, va avanti al ministero dell’Università e della Ricerca: la commissione di lavoro sta cercando di dare regole certe per le università telematiche, anche per quello che riguarda un’altra delicata questione, come quella degli accreditamenti per la facoltà di Medicina.
La reazione degli studenti sulla mancata proroga degli esami online
Le rappresentanze studentesche di tre atenei telematici (Mercatorum, UniPegaso e San Raffaele) hanno scritto una lettera-appello inviata al ministro Anna Maria Bernini e al Presidente dell’Anvur (l’Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca), Antonio Uricchio. Nella loro missiva gli studenti hanno chiesto di rinviare nuovamente il ritorno degli esami in sede.
"Chiediamo di non comprimere il diritto allo studio di lavoratori, caregiver e fuori sede per i quali l’unica via possibile è l’online", hanno spiegato i rappresentanti spiegando che il motivo principale è quello di non rendere più difficile il conseguimento della laurea a tutti quegli studenti che sono impossibilitati a raggiungere le sedi delle università telematiche per sostenere ogni esame.
Quali sono i rischi degli esami online secondo i sindacati
La segretaria generale della Flc Cgil Gianna Fracassi, come riportato da Il Corriere della Sera, ha spiegato che secondo lei il ritorno di questo dibattito non è "casuale" e che una "legittimazione degli esami online sarebbe il punto di non ritorno nel degrado del sistema universitario", perché potrebbe aumentare il rischio di far diventare "una parte dell’università in un esamificio, un segmento squalificato che ne minerebbe la qualità complessiva, destrutturando così il valore legale del titolo di laurea".
Pino Di Lullo della Cgil ha aggiunto: "Noi rispettiamo gli studenti lavoratori, ma la soluzione non sta in un abbassamento della qualità del sistema universitario, ma in nuovi investimenti per il sistema universitario: assistiamo al nascere di veri e propri diplomifici che seguono le logiche del profitto e dove si prende un’abilitazione in soli tre mesi: altro che studenti lavoratori, per fare tutti i crediti formativi richiesti gli studenti dovrebbero studiare tutti i giorni anche di notte".