Declino Giurisprudenza in Italia, le nuove lauree più diffuse
Ci sono facoltà come Giurisprudenza che hanno perso appeal tra chi sceglie di continuare gli studi all'università: ecco, invece, le lauree più diffuse
Il mondo universitario è cambiato rispetto al passato. Facoltà che un tempo erano gettonatissime ed erano tra le prime scelte dei neo diplomati dopo la Maturità, oggi stanno subendo un crollo delle iscrizioni, come è successo a Giurisprudenza, che sta vivendo un vero e proprio declino. A giovarne sono altri percorsi di studio universitari che riescono a rispondere meglio alle professionalità richieste dal mondo del lavoro: quali sono le lauree più diffuse oggi?
Come è cambiata l’università in Italia
"Storie di dati – Le trasformazioni dell’Italia" è un report pubblicato a febbraio 2026 dall’Istat, con un periodo di riferimento che va dal 2000 al 2024. L’Istituto Nazionale di Statistica ha ripercorso l’evoluzione del sistema scolastico italiano dal 1861 a oggi con un focus anche sulla crescita dell’istruzione superiore.
L’analisi ha svelato che al momento dell’Unità d’Italia 3 persone su 4 di almeno 6 anni non avrebbero potuto leggere il testo del rapporto, perché non sapevano leggere. Oggi, invece, la percentuale di analfabeti in Italia è ferma allo 0,5%: "per eradicare l’analfabetismo c’è voluto più di un secolo". Invece, per quello che riguarda i progressi nell’istruzione superiore, questi "sono stati più tardivi, ma anche più rapidi".
Nel 1951, inoltre, appena l’1% della popolazione aveva un titolo universitario, mentre oggi più della metà ha almeno un diploma secondario superiore e il 16% un titolo terziario. L’orientamento in questi studi si è evoluto, anche grazie all'"ampliamento dell’offerta formativa associato alla diversificazione della domanda di professionalità e, più di recente, per gli effetti dell’introduzione delle lauree brevi", come si legge nel rapporto.
Nel 1926 si laureavano meno di 8.000 persone ogni anno. Erano 72.000 nel 1976, 171.000 nel 2001 e, dopo l’introduzione delle lauree di primo livello, più 400.000 del 2024. Inoltre, le donne rappresentavano il 15% nel 1926 e circa il 30% negli anni Cinquanta, superando la quota maschile a partire dal 1991.
Nel 2024, il 31,6% di chi ha tra i 25 ei 34 anni ha ottenuto un titolo universitario (il 38,5% tra le donne), con solo il 19,3% fermo alla licenza media. Rispetto alla media europea, siamo ancora un Paese con un’incidenza di giovani poco istruiti, con dati in calo rispetto al 2004: siamo penultimi nei titoli terziari. L’incidenza è maggiore nelle regioni del Centro-Nord (35% dei laureati, con una percentuale tra le donne del 45%), ma si scende al 25% in Puglia e Sicilia.
Il caso del crollo di iscrizioni a Giurisprudenza
A diminuire sono state le lauree con orientamento tecnico-scientifico, a subire un crollo ancora più pesante sono state quelle in Giurisprudenza, che sono scese da più di un quinto al 6% del totale.
Oggi Giurisprudenza non attira più così tanti studenti e studentesse come un tempo, visto che le scelte post diploma si stanno orientando verso altri settori e verso professionalità che sono maggiormente richieste anche dal mercato del lavoro.
Quali sono le lauree più diffuse in Italia
Le lauree più diffuse negli ultimi anni sono quelle che appartengono ai gruppi Economico-statistico, Politico-sociale e delle Scienze umane. Nella scelta ci sono delle "forti differenze per genere, che si riflettono sulle opportunità di occupazione e reddito". Nel dettaglio i laureati con indirizzo Tecnico-scientifico sono più o meno la metà del totale tra i maschi e poco più del 30% tra le femmine, con un rapporto di 3 a 1 per quello che riguarda Ingegneria e Architettura.
La quota delle donne è minore anche nelle discipline Economico-statistiche, mentre per quello che riguarda i titoli universitari in Scienze umane e sociali, esclusa l’economia, le donne rappresentano circa la metà dei casi, con una proporzione doppia rispetto agli uomini.