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Dal test Medicina al caso Nocini, è scontro tra docenti vip

Scontro tra docenti vip sui test di Medicina e il caso Nocini all'Università di Verona: Palù e altri tre professori attaccano Capua e Crisanti

Camilla Ferrandi

Camilla Ferrandi

GIORNALISTA SOCIO-CULTURALE

Nata e cresciuta a Grosseto, sono una giornalista pubblicista laureata in Scienze politiche. Nel 2016 decido di trasformare la passione per la scrittura in un lavoro, e da lì non mi sono più fermata. L’attualità è il mio pane quotidiano, i libri la mia via per evadere e viaggiare con la mente.

La facoltà di Medicina è al centro del dibattito pubblico. Da un lato c’è il tema del semestre filtro, la nuova modalità di accesso introdotta dalla riforma Bernini che continua a dividere il mondo accademico e politico. Dall’altro il caso Nocini, ovvero la nomina a professore ordinario del figlio dell’ex rettore dell’Università di Verona, che ha sollevato polemiche e richieste di chiarimento. Su entrambi i fronti sono intervenuti anche diversi docenti vip, da Andrea Crisanti a Ilaria Capua. Lo scontro è acceso: quattro professori, tra cui Giorgio Palù, hanno criticato apertamente i due colleghi, parlando di un “serio imbarazzo”.

Il dibattito tra docenti vip su test di Medicina e caso Nocini

Partiamo dal semestre filtro. Secondo la virologa Ilaria Capua, la valanga di insufficienze nei test di Medicina è il risultato di un “disallineamento molto grave, tra le aspettative di chi ha predisposto il test e la realtà dei fatti, ovvero la preparazione con cui i nostri ragazzi escono dal liceo”. Il problema, ha spiegato in un’intervista al Corriere di Bologna, è che agli aspiranti medici è “mancata la componente di preparazione metodologica. Non sapendo quali potevano essere le reali aspettative, si è proposta una barra troppo elevata, non all’altezza”.

Il nuovo sistema di ammissione a Medicina è stato criticato anche dal microbiologo Andrea Crisanti, che ha definito “pari a zero” la capacità formativa del semestre filtro. Il professore, oggi senatore del Pd, è intervenuto con parole dure anche sul caso Nocini, presentando un’interrogazione in Parlamento per fare chiarezza sulla vicenda. E in occasione della discussione in Senato della riforma del reclutamento dei docenti universitari, Crisanti ha denunciato l’esistenza di concorsi ad personam negli atenei italiani: “Io in quarant’anni di carriera non sono a conoscenza di un singolo concorso di cui non si sapesse il vincitore prima“.

Perché quattro prof hanno attaccato Crisanti e Capua

Le posizioni di Capua e Crisanti sono finite nel mirino di Giorgio Palù, professore emerito di Microbiologia e Virologia dell’Università di Padova, e di altri tre docenti: Massimo Clementi (professore emerito di Microbiologia e Virologia dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano), Fabrizio Figorilli (professore ordinario di Diritto amministrativo dell’Università di Perugia), e Maurizio Zanetti (full professor of Immunology della University of California).

In una lettera pubblicata dal Corriere della Sera hanno scritto: “A noi non sembra che da questi interventi (di Capua e Crisanti), così formulati, possa scaturire una luce sui reali problemi dell’Università italiana e, soprattutto, riteniamo che chi li esplicita con questa enfasi debba evidenziare parallelamente uno status di esperienze che consenta di promuovere proposte credibili e inattaccabili. Desideriamo spiegare i motivi del nostro serio imbarazzo in questi due specifici casi“.

I quattro hanno definito “singolare” la critica di Crisanti al sistema universitario italiano, sottolineando che il senatore “ha beneficiato più volte nella sua carriera di concorsi ad personam” e che ” le progressioni di carriera più importanti da lui ricoperte (associato, ordinario) sono state bandite dalla stessa sede universitaria (Perugia)”.

Quanto ai commenti di Ilaria Capua sul semestre filtro, i docenti hanno evidenziato che la virologa, “dopo la sua sfortunata, brevissima apparizione sulla scena politica nazionale” (è stata deputata per Scelta Civica dal 2013 al 2016, incarico dal quale si è dimessa), ha lavorato principalmente all’estero e “non in Scuole di Medicina”.

Secondo Palù, Clementi, Figorilli e Zanetti, l’università italiana presenta “aree che richiedono miglioramenti, talora urgenti“. Tra questi rientra, come sottolineato anche da Crisanti, la necessità di fare carriera accademica non nello stesso ateneo.

Ma, hanno aggiunto, “le critiche e le proposte di miglioramento all’accesso agli studi medici dovrebbero arrivare da ambiti istituzionali più autorevoli e competenti che considerino, senza emotività o pulsioni politiche, le vere necessità e carenze della professione medica, ispirandosi ai modelli internazionali che valutano anche merito scolastico e motivazioni individuali”.

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