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Crepet e l'allarme sui giovani: "Il problema non sono i social"

Lo psichiatra e sociologo Paolo Crepet ha lanciato un nuovo allarme sui giovani: "Il problema non sono i social, è l'intelligenza artificiale"

Camilla Ferrandi

Camilla Ferrandi

GIORNALISTA SOCIO-CULTURALE

Nata e cresciuta a Grosseto, sono una giornalista pubblicista laureata in Scienze politiche. Nel 2016 decido di trasformare la passione per la scrittura in un lavoro, e da lì non mi sono più fermata. L’attualità è il mio pane quotidiano, i libri la mia via per evadere e viaggiare con la mente.

Nel dibattito sempre più acceso sul rapporto tra giovani e tecnologia, Paolo Crepet lancia un nuovo allarme: "Il problema non sono i social, il problema è l’intelligenza artificiale". Una tecnologia che, sottolinea lo psichiatra, rischia di modificare in profondità il funzionamento del pensiero umano, la creatività e la libertà individuale se non viene governata con consapevolezza.

Il nuovo allarme di Crepet sull’intelligenza artificiale

Paolo Crepet è intervenuto a Pomeriggio 24 su Rai News 24 sulle varie proposte legislative per vietare i social agli adolescenti, come quella approvata dall’Assemblea nazionale in Francia.

Pur sottolineando l’urgenza di provvedimenti istituzionali per limitare l’accesso alle piattaforme ai giovani, lo psichiatra ha affermato: "Il problema non sono i social, il problema è l’intelligenza artificiale".

Secondo Crepet, l’uso indiscriminato dell’IA per qualunque aspetto della vita quotidiana produce un effetto anestetizzante sul cervello umano: "Se io per qualsiasi cosa, da Garibaldi alla fidanzata piuttosto che non so quale altro argomento anche culinario, chiedo all’intelligenza artificiale, è fatta: il nostro cervello è meglio metterlo in garage che lo stesso".

E ha proposto un esempio: "Io penso che leggere sia un aiuto dal punto di vista cognitivo. Perché se io leggo 20 pagine di Calvino e devo poi riferire alla mia classe facendo un riassunto, questa è un’attività, una skill cognitiva preziosa. Se la tolgo, sono più povero mentalmente".

L’argomento affrontato da Crepet è più attuale che mai. Come evidenziato da un’indagine promossa da Telefono Azzurro, il 75% dei ragazzi italiani tra i 12 e i 18 anni usa strumenti di IA. L’impiego principale riguarda compiti scolastici, ricerche e spiegazioni. Ma sempre più adolescenti utilizzano i chatbot anche per chiedere consigli personali.

Cosa accadrà alla creatività umana con l’IA secondo Crepet

Uno dei passaggi più significativi del ragionamento di Crepet riguarda il futuro della creatività umana. "Pensate a che cosa accadrà della creatività umana con l’intelligenza artificiale. Non dico che non ci sarà, ma sarà del tutto diversa. Sarà completamente diversa. Perché scrivere con l’intelligenza artificiale non è la stessa cosa che arrabbiarti per ogni virgola, ogni aggettivo che usi".

Crepet ha proseguito parlando di seduzione della facilità: "La seduzione verso il facile, verso il comodo, è ovvia. Il problema è che l’uomo ha sempre fatto fatica per rinnovarsi. Se adesso non la fa più è perché ci sono altre cose che rinnovano l’umanità e che sono gli algoritmi". Quando deleghiamo alle macchine ogni sforzo, avverte lo psichiatra, rischiamo di smettere di pensare davvero. La mente si adagia, la creatività si assottiglia, la capacità critica si indebolisce.

"Se Musk dice che il futuro del lavoro sarà robot e intelligenza artificiale, noi cosa facciamo? Se poi dicono anche che camperemo 130 anni, cosa facciamo per 130 anni a non fare niente? È lunga, eh", ha esclamato.

A cosa dovrebbero servire le tecnologie digitali per Crepet

Crepet ha sottolineato che l’intelligenza artificiale, così come i social, non è da demonizzare in sé. Il problema è che "non ci sono le giuste competenze nell’approcciarsi a questi strumenti", ha aggiunto.

A suo avviso, è importante "riportare la tecnologia digitale a quello che è sempre stata e dovrebbe essere, cioè uno strumento di ricerca, di apprendimento. Uno strumento di apprendimento, non l’unico", ha precisato.

"Le tecnologie digitali o si governano oppure sono loro a governare noi. E io vorrei ancora governare la mia testa", ha concluso.