Crepet e il consiglio ai giovani, la sua risposta è spiazzante
Qual è il consiglio che lo psichiatra Paolo Crepet darebbe ai giovani d'oggi? La spiazzante risposta dell'esperto: "Il consiglio non è per loro"
Paolo Crepet torna a riflettere sul rapporto tra libertà, tecnologia e nuove generazioni. Alla domanda su quale consiglio dare ai giovani, però, lo psichiatra offre una risposta spiazzante, che ribalta completamente il punto di vista comune. Invece di rivolgersi direttamente ai ragazzi, Crepet invita a guardare altrove, spostando l’attenzione su chi quei ragazzi li educa e dovrebbe rappresentare un modello di riferimento per loro.
- Perché i consigli di Crepet non sono per i giovani (ma per gli adulti)
- Cos'ha detto Crepet sul divieto dei social a bambini e adolescenti
- Come immagina il futuro Paolo Crepet
Perché i consigli di Crepet non sono per i giovani (ma per gli adulti)
Secondo Paolo Crepet pensare è diventato un "reato". Nella sua analisi della società contemporanea, lo psichiatra osserva un mondo che cambia molto velocemente sotto la spinta dello sviluppo tecnologico. Un’evoluzione che, a suo avviso, rischia di produrre un’omologazione del pensiero, mettendo in pericolo libertà e creatività individuale. La tecnologia, infatti, alimenta quella che, nel corso del suo intervento a Pomeriggio 24 del 6 febbraio scorso, ha definito "la seduzione verso il facile", una tentazione da sempre molto forte nell’essere umano.
Le nuove generazioni sono immerse più di chiunque altro in questo cambiamento, essendo tra i principali fruitori di social network e strumenti di intelligenza artificiale. E allora, quale consiglio dare ai ragazzi di oggi?
"I consigli sono per gli adulti", ha risposto il professore al Corriere della Sera. Gli adulti, ha proseguito, "non devono dare indicazioni, tantomeno ordini". E ha proposto un esempio: "Se papà (o mamma), il venerdì sera, chiama a casa cinque o sei amici e stanno insieme a mangiare una pizza, ridendo e raccontandosela, senza passare la serata al telefono, è magnifico. Così come vedere degli adulti che si divertono, ricordando la vacanza di Gino in Grecia che cercava una fidanzata, senza per forza dover vedere foto o video".
I ragazzi, suggerisce Crepet, imparano per imitazione molto più che per imposizione. Se i genitori sono i primi a restare incollati allo schermo, diventa difficile pretendere che i figli sviluppino un rapporto sano ed equilibrato con la tecnologia.
Il professore invita inoltre i genitori a "uscire di casa" e a viaggiare: "Non dico di andare a Hong Kong, perché non tutti possono permetterselo, ma fare un viaggio in Spagna o una gita nelle valli bergamasche. Non bisogna avere paura del mondo. Né di spegnere il telefonino alle 4 di mattina". È questo il cuore del suo messaggio: ritrovare il coraggio di vivere esperienze reali, senza rifugiarsi costantemente nella dimensione virtuale.
Cos’ha detto Crepet sul divieto dei social a bambini e adolescenti
Paolo Crepet ha poi espresso la sua posizione sul divieto di accesso ai social rivolto per bambini e adolescenti, tema al centro del dibattito in diversi Paesi. "Sono d’accordo con il primo ministro spagnolo, Pedro Sánchez, che vieterà l’accesso ai social a chi ha meno di 16 anni", ha dichiarato l’esperto. Il premier della Spagna, infatti, ha annunciato una misura per vietare l’uso delle piattaforme ai minori di 16 anni, mentre l’Assemblea nazionale della Francia ha approvato un provvedimento simile.
Per Crepet, la questione è tutt’altro che secondaria: "Se i social creano dipendenza, è necessario" intervenire. Lo psichiatra ha definito questa sfida "la battaglia delle battaglie" perché "non ci sono eserciti né bombardamenti", ma ci sono interessi economici: "È una guerra commerciale".
Come immagina il futuro Paolo Crepet
Infine, Crepet si spinge oltre il presente e immagina un futuro dominato da una tecnologia sempre più pervasiva. Parla di un’app capace di monitorare i parametri vitali degli esseri umani, come pressione, glicemia e perfino l’umore. Chi la produrrà, ha detto, "diventerà stramilionario", mentre chi la userà "la interrogherà dieci volte al giorno" e ne sarà "ossessionato".
Ma c’è una soluzione a tutto questo: "Mettere il cellulare in un cassetto e affrontare la vita con un po’ di leggerezza", ha concluso lo psichiatra.