Salta al contenuto
crepet ANSA

Crepet contro il sistema educativo: perché è "morto" (da 30 anni)

Perché secondo Paolo Crepet "il sistema educativo è morto 30 anni fa": lo sfogo dello psichiatra sui social network e l'intelligenza artificiale

Camilla Ferrandi

Camilla Ferrandi

GIORNALISTA SOCIO-CULTURALE

Nata e cresciuta a Grosseto, sono una giornalista pubblicista laureata in Scienze politiche. Nel 2016 decido di trasformare la passione per la scrittura in un lavoro, e da lì non mi sono più fermata. L’attualità è il mio pane quotidiano, i libri la mia via per evadere e viaggiare con la mente.

"Il sistema educativo è morto 30 anni fa". Con questa frase, Paolo Crepet è intervenuto nel dibattito sulla possibilità di introdurre un limite d’età per l’accesso ai social network. Lo psichiatra, da anni voce critica sui temi dell’educazione e del rapporto tra giovani e tecnologie, ha puntato il dito contro gli adulti, accusandoli di non aver saputo governare il cambiamento digitale e lasciandosi andare a un duro sfogo sul tema dell’intelligenza.

Lo sfogo di Paolo Crepet sul sistema educativo

Il dibattito internazionale si sta muovendo rapidamente. Dopo l’Australia, che ha vietato l’uso dei social agli adolescenti sotto i 16 anni, anche Danimarca e Francia stanno approvando norme per limitare l’uso delle piattaforme da parte dei più giovani.

L’argomento è caldo anche in Italia. Il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, dopo aver dopo aver introdotto il divieto di smartphone a scuola, ha rilanciato l’idea di una legge che limiti l’accesso ai social agli under 16.

Sul tema, è intervenuto anche il noto psichiatra Paolo Crepet. "Come si fa a essere contro? Solo qualcuno con azioni nelle big tech lo sarebbe", ha detto in un’intervista al Fatto Quotidiano.

Quando il giornalista gli ha chiesto se una regolamentazione così rigida non rappresentasse la prova del fallimento del sistema educativo, Crepet ha risposto: "Il sistema educativo è morto 30 anni fa. Se qualcuno non se n’è accorto, è defunto a causa di tutto quello che abbiamo fatto – o non fatto – su famiglie, scuole, agenzie educative".

Quali sono le responsabilità degli adulti secondo Crepet

Nel rapporto negativo che si è sviluppato tra giovani e social, gli "genitori e adulti hanno una responsabilità enorme", ha affermato lo psichiatra. "Queste tecnologie le abbiamo volute noi, le abbiamo usate prima dei ragazzi". Secondo Crepet, gli adulti avrebbero dovuto comprendere molto prima quali rischi comportasse l’uso massiccio e non regolamentato delle piattaforme, soprattutto in termini di dipendenza, esposizione emotiva e perdita di capacità relazionali.

Il professore ha poi sottolineato che la situazione sta peggiorando: da una parte, sono stati perfezionati i meccanismi alla base del funzionamento dei social; dall’altra è arrivata l’intelligenza artificiale, i cui chatbot "sono le caramelle per gli adolescenti", come li ha definiti.

Perché "non siamo più così intelligenti" per Crepet

Secondo Paolo Crepet, il legislatore può intervenire con maggiore facilità nel contesto scolastico, imponendo limiti chiari all’uso dei dispositivi durante le lezioni. Molto più complesso, invece, è stabilire regole che riguardino la vita extra-scolastica dei ragazzi: "Lo Stato non può intervenire su ciò che fa una famiglia alle 18.30", ha osservato.

E le piattaforme possono fare qualcosa? Lo psichiatra ha ricordato la convocazione del fondatore di Facebook Mark Zuckerberg al Senato americano di due anni fa: "È successo qualcosa dopo? No".

Per il professore, non ci si può affidare solo alle norme o alle aziende tecnologiche: serve una presa di coscienza individuale. "Una persona intelligente dovrebbe capire da sola che stare 20 ore su 24 sui social ha conseguenze cognitive, relazionali, emotive".

Se questo non accade, è perché "non siamo più così intelligenti", ha concluso Paolo Crepet.