Come trovano lavoro oggi i giovani in Italia
Il tratto distintivo degli under 35 è la precarietà, un giovane su 4 non è economicamente autosufficiente e per le donne la situazione è peggiore
La ricerca di un lavoro è uno dei momenti più complessi e stressanti della vita professionale. Soprattutto se si è inesperti e si sta facendo un primo ingresso, l’incertezza domina su qualsiasi mossa. Uno studio ha illustrato quali sono i mezzi usati dai più giovani per trovare un’occupazione, cosa desiderano e quali sono le maggiori difficoltà.
Come i giovani cercano lavoro
Il focus “giovani e lavoro” dell’Osservatorio Generationship 2025 di Changes Unipol, a cura di Kkienn connecting people and companies, ha mostrato come i giovani cercano lavoro.
Il 52% consulta molto gli annunci online, mentre il 33% sfrutta anche i social network e il 21% le app.
È però anche in crescita, con il 32%, il passaparola e, nel 24% dei casi, i contatti da parte dalle agenzie del lavoro e specialisti di recruiting.
L’online è praticamente diventato il canale dominante (da 35% a 73%), mentre arretra l’offline (da 77% a 70%).
Inoltre i giovani sembrano essere abbastanza fiduciosi di trovare un lavoro coerente con le proprie aspettative. Il 49% esprime una valutazione positiva, ma il dato nasconde forti differenze di genere: la fiducia riguarda il 59% dei giovani uomini, mentre scende al 38% tra le giovani donne.
Penalizzati risultano anche i giovani che vivono nei piccoli centri, mentre il Sud mostra livelli di fiducia in linea con le altre aree del Paese.
I problemi dei giovani nel mercato del lavoro
L’analisi ha mostrato che dopo gli studi, cambiare lavoro è un’esperienza comune. Pur avendo un’anzianità lavorativa inferiore, la quota di giovani (61%) che ha già cambiato almeno una volta impiego è pari a quella degli adulti (62%).
La precarietà, per gli under 35, resta il tratto distintivo. Il 34% dei giovani lavoratori dipendenti ha un contratto non standard, una quota significativamente superiore a quella degli adulti (15%).
Tra le principali difficoltà ci sono le basse retribuzioni, indicate come il problema più grave dal 60% del campione. I giovani denunciano anche precarietà e incertezza (46%), poca meritocrazia (41%), cultura manageriale arretrata (23%) e difficoltà di relazione e la competizione con i colleghi adulti (16%).
Tuttavia ragazzi e ragazze si percepiscono come più attrezzati sul piano tecnologico (61%), più innovativi (58%) e più adattabili (50%), mentre riconoscono agli adulti maggiore solidità (35%), esperienza (32%) e resilienza (41%).
La situazione delle donne
Chi rivela condizioni maggiori d’insoddisfazione sono le donne. Il 56% guadagna meno di 1.500 euro netti mensili (contro il 35% dei coetanei maschi) e un terzo non riesce a mantenersi senza aiuti esterni.
Le ragazze risultano inoltre più spesso impiegate nelle piccole imprese (47% vs 33% degli uomini), un contesto che tende a offrire minori tutele, percorsi di crescita meno strutturati e livelli retributivi più bassi.
Rispetto agli adulti, i giovani risultano meno soddisfatti e sicuri del proprio lavoro e sono più attivi nella ricerca di alternative. Il 46% dei giovani occupati sta cercando attivamente un nuovo impiego, confermando che la ricerca di un lavoro è diventata una condizione permanente e non più una fase circoscritta all’ingresso nel mercato. Tra gli adulti la quota scende al 36%, a conferma di una diversa relazione con la stabilità lavorativa.
In questo contesto, le giovani donne sono in media meno soddisfatte e cambiano lavoro più spesso, mentre i giovani uomini sono più propensi a valutare opportunità di mobilità all’estero (47%). Nel complesso, tuttavia, è diminuita la quota di giovani che prende in considerazione l’idea di trasferirsi (dal 58% del 2023 al 41% del 2025), a dimostrazione del fatto che l’emigrazione giovanile non è causata dalla mancanza di occupazione, quanto piuttosto di un lavoro percepito come interessante, qualificato e retribuito in modo adeguato.