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Che scuola ha fatto Donato Carrisi: il retroscena sulla prof

Scrittore, sceneggiatore e regista, ha vinto numerosi premi tra cui il David di Donatello: che scuola ha fatto Donato Carrisi e il racconto sulla prof

Camilla Ferrandi

Camilla Ferrandi

GIORNALISTA SOCIO-CULTURALE

Nata e cresciuta a Grosseto, sono una giornalista pubblicista laureata in Scienze politiche. Nel 2016 decido di trasformare la passione per la scrittura in un lavoro, e da lì non mi sono più fermata. L’attualità è il mio pane quotidiano, i libri la mia via per evadere e viaggiare con la mente.

Ha scritto una ventina di libri e firmato una decina di film. Eppure, se avesse seguito gli insegnamenti della sua prof di italiano del liceo, probabilmente non sarebbe mai diventato uno scrittore. A rivelarlo è stato lo stesso Donato Carrisi in un’intervista, in cui ha ripercorso il suo rapporto con la scuola e condiviso alcune riflessioni sulla violenza giovanile. Vediamo insieme cos’ha raccontato e il suo percorso professionale che lo ha portato a imporsi come una delle voci più apprezzate del genere thriller contemporaneo.

Donato Carrisi e il suo ricordo sulla scuola

Intervistato dal Corriere della Sera, Donato Carrisi ha raccontato alcuni retroscena del suo passato, partendo da un dettaglio che ha segnato la sua vita: "Sono figlio di insegnanti. Papà era anche vicepreside. Per me, la scuola non finiva mai".

Nel suo percorso scolastico, lo scrittore ha ricordato di aver incontrato "professori straordinari e pessimi e, per fortuna, sono riuscito a elaborare entrambe le lezioni". Tra questi, una figura spicca più delle altre: la sua insegnante d’italiano del liceo. "Se avessi seguito gli insegnamenti della mia prof di italiano al liceo, non avrei fatto lo scrittore", ha svelato.

Carrisi ha spiegato che la sua docente prediligeva un approccio più incentrato sulla critica letteraria che sulle opere, trascurando completamente la vita degli autori: "Ci faceva studiare la critica più delle opere e saltava la vita degli autori. Come fai a conoscere uno scrittore senza la sua biografia?", ha evidenziato.

Lo scrittore ha poi svelato un aneddoto molto divertente sulle interrogazioni d’italiano: "(Alla prof) bastava che citassimo i critici. Io me li inventavo. Facevo il dj e usavo nomi di cantanti: ‘Il Capossela dice di Leopardi…’. E lei: ‘Il Capossela? Mai sentito’. E io: ‘A casa, abbiamo investito in un’enciclopedia critica'".

Cos’ha detto Carrisi sulla violenza giovanile

Nel corso dell’intervista, Carrisi ha affrontato anche il tema della violenza giovanile. Secondo lo scrittore, il fenomeno delle baby gang è in crescita "perché la politica italiana latita", ha affermato.

E ha portato l’esempio delle periferie milanesi: "I padri si spaccano la schiena, le madri restano a casa e non parlano neanche l’italiano, i figli imparano l’italiano ma non la lingua dei genitori. Ogni problema nasce quando una madre non riesce a comunicare col figlio. Conosco associazioni che insegnano l’italiano alle mamme e la lingua d’origine ai figli: è un modo sano di affrontare il problema".

Inoltre, ha aggiunto, "servono pene severe applicate davvero e, naturalmente, mettere soldi nella scuola".

Che scuola ha fatto lo scrittore Donato Carrisi

Nato a Martina Franca (Taranto) nel 1973, Donato Carrisi si è diplomato al Liceo classico della sua città. Dopo le superiori, si è iscritto alla facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli studi di Bari, laureandosi con una tesi sul "mostro di Foligno".

Successivamente, si è specializzato in Criminologia e Scienza del comportamento, un campo che ha influenzato profondamente la sua carriera di narratore.

Carrisi ha iniziato la sua attività di autore a 19 anni scrivendo per il teatro, per poi approdare anche in radio e in televisione. Il successo è arrivato nel 2009 con il suo primo romanzo, Il suggeritore, grazie al quale ha ottenuto numerosi riconoscimenti tra cui il Premio Bancarella.

Nel 2017 ha firmato la regia e la sceneggiatura dell’adattamento sul grande schermo del suo romanzo La ragazza nella nebbia, vincendo il David di Donatello 2018 come Miglior regista esordiente.