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Hikikomori Italia iStock

Studenti Hikikomori in Italia, "Sono molti di più": nuova stima

Lo psicologo Marco Crepaldi ha parlato di circa 200mila giovani, nel nostro Paese, che si ritirano dalla vita sociale isolandosi per lunghi periodi

Stefania Bernardini

Stefania Bernardini

GIORNALISTA

Giornalista professionista dal 2012, ha collaborato con le principali testate nazionali. Ha scritto e realizzato servizi Tv di cronaca, politica, scuola, economia e spettacolo. Ha esperienze nella redazione di testate giornalistiche online e Tv e lavora anche nell’ambito social

Il fenomeno Hikikomori in Italia sarebbe più diffuso di quanto si pensi. Consiste in un ritiro sociale patologico, ovvero persone (per lo più adolescenti e giovani adulti) decidono di isolarsi drasticamente nella propria abitazione, spesso nella loro stanza, per mesi o anni. A lanciare l’allarme sui dati nel nostro Paese è stato Marco Crepaldi, lo psicologo e presidente dell’associazione nazionale Hikikomori Italia.

Quanti sono gli studenti Hikikomori in Italia

Secondo le cifre illustrate durante il convegno “Libro, carta e penna” al Ministero dell’Istruzione e del Merito, i casi di Hikikomori censiti tra gli studenti frequentanti sarebbero compresi tra 50 e 60mila, ma secondo Crepaldi “purtroppo sono molti di più”.

L’associazione nazionale Hikikomori Italia, che dal 2017 segue famiglie su tutto il territorio nazionale, ha stimato che in Italia i giovani in condizioni di isolamento sociale possano arrivare a circa 200mila.

Marco Crepaldi ha spiegato che il dato scolastico analizza solo una parte del problema perché molti ragazzi non risultano facilmente tracciabili.

Dal contatto diretto con diverse migliaia di nuclei familiari, l’organizzazione ritiene che l’isolamento giovanile sia una realtà ormai “radicata” anche nel nostro Paese.

Isolamento e nuove tecnologie

Uno degli aspetti su cui lo psicologo si è soffermato è il ruolo delle nuove tecnologie, in particolare l’intelligenza artificiale.

Il rischio, secondo Crepaldi, non riguarderebbe soltanto una dipendenza di tipo psicologico, ma anche una dimensione affettiva nei confronti degli strumenti digitali.

L’esperto ha quindi invitato a monitorare con attenzione le modalità con cui l’intelligenza artificiale entra nei contesti educativi, sottolineando la necessità di mantenere un focus specifico sulla scuola e sui processi di apprendimento.

I segnali d’allarme per riconoscere gli Hikikomori

In un’intervista al Corriere della Sera, Crepaldi ha parlato dei segnali per riconoscere se un ragazzo stia iniziando a sviluppare manifestazioni che possano portarlo all’Hikikomori.

Lo specialista ha sottolineato che i primi sintomi della condizione “sono difficili da cogliere perché si mischiano e si intersecano con l’adolescenza”.

Questi consistono in manifestazioni di chiusura nei confronti dei genitori, “il non aprirsi emotivamente, il non comunicare le proprie emozioni”.

Uno dei campanelli più chiari, secondo Crepaldi, è “l’insofferenza scolastica“.

Proprio questo “è un segnale d’allarme che dovrebbe attivare il consiglio di classe per valutare l’adozione di un Piano didattico personalizzato prima che si arrivi alla fase due, al rifiuto della scuola”.

Lo psicologo ha evidenziato, infatti, che “il disagio può essere riconosciuto più dagli insegnanti che dai genitori perché il ragazzo a rischio Hikikomori è quello che non si alza al cambio dell’ora, che all’intervallo non parla con nessuno, che nell’interrogazione orale suda e manifesta ansia”.

Quando il giovane torna a casa, invece, la manifestazione più evidente è “il rifiuto della socialità“.

“Se un ragazzo comincia ad abbandonare lo sport, le uscite con gli amici, di giorno sta sempre chiuso in camera da letto, quello è il momento in cui intervenire”, è l’avviso che ha lanciato ai genitori lo specialista.

Per contrastare l’hikikomori è quindi necessario prestare attenzione al comportamento degli studenti e delle studentesse, in particolare se si nota un progressivo allontanamento dalle attività e dagli eventi sociali e la tendenza a stare sempre più soli e isolati.