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A scuola arrivano le "competenze non cognitive": cosa sono iStock

A scuola arrivano le "competenze non cognitive": cosa sono

Il ministero sta per pubblicare un avviso riguardi alla sperimentazione triennale sullo sviluppo di competenze non cognitive nei percorsi scolastici

Stefania Bernardini

Stefania Bernardini

GIORNALISTA

Giornalista professionista dal 2012, ha collaborato con le principali testate nazionali. Ha scritto e realizzato servizi Tv di cronaca, politica, scuola, economia e spettacolo. Ha esperienze nella redazione di testate giornalistiche online e Tv e lavora anche nell’ambito social

A scuola si insegnano diverse materie, dall’italiano alla storia e alla matematica, ma nella relazione con gli insegnanti e i compagni di classe gli studenti imparano anche la disciplina, la cooperazione e il rispetto per gli altri. Ci sono però altri aspetti della crescita personale di un giovane che anche gli istituti scolastici dovrebbero seguire e stimolare, ovvero quelli relativi all’ambito socio-emotivo. Nel 2025 il parlamento ha approvato una legge che riguarda l’introduzione di competenze "non cognitive" a scuola.

Cosa sono le "competenze non cognitive"

Secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità, le competenze non cognitive o life skills, sono "quelle abilità che portano a comportamenti positivi e di adattamento che rendono l’individuo capace di far fronte efficacemente alle richieste e alle sfide della vita di tutti i giorni".

Tra le abilità in questione ci sono: l’autocontrollo, il benessere, la perseveranza, la felicità, la resilienza, la mentalità aperta, la grinta e l’intelligenza sociale.

Fanno parte delle competenze non cognitive anche la capacità di cooperare, di risolvere pacificamente i conflitti e di lavorare in gruppo.

L’avviso del ministero dell’Istruzione e del Merito

Il Parlamento ha approvato la legge 22 del 19 febbraio 2025 che riguarda l’introduzione dello sviluppo di competenze non cognitive e trasversali nei percorsi delle istituzioni scolastiche e dei centri provinciali per l’istruzione degli adulti nonché nei percorsi di istruzione e formazione professionale.

A gennaio 2026 il ministero dell’Istruzione e del Merito ha emanato uno specifico decreto e a breve dovrebbe pubblicare un Avviso nazionale per selezionare le scuole e le reti di scuole che prenderanno parte alla sperimentazione triennale. Che sarebbe dovuta partire già da quest’anno scolastico ma che, con molta probabilità, prenderà il via nel 2026/2027.

L’obiettivo è che anche a scuola si valorizzino le competenze non cognitive e trasversali per lo "sviluppo armonico e integrale della persona", per "migliorare il successo formativo" e per prevenire analfabetismi funzionali, povertà educativa e dispersione scolastica".

Cosa dicono gli esperti sulle "competenze non cognitive"

Secondo Maria Grazia Riva, ordinaria di Pedagogia all’Università Bicocca di Milano, come riportato da ‘Avvenire’, si tratta "di una bellissima impresa, molto delicata, da portare avanti, tutti insieme, con grande attenzione".

La docente auspica che tutto il Paese sia coinvolto in questa nuova avventura educativa.

Alberto Raffaelli, il presidente del Festival dell’innovazione scolastica, in programma il 4, 5 e 6 settembre a Valdobbiadene, in provincia di Treviso, ritiene che le competenze non cognitive e trasversali, che con l’Intelligenza artificiale saranno protagoniste dell’evento, siano da tempo al centro dell’azione educativa di insegnanti e dirigenti.

Con la nuova normativa, Raffaelli crede che si favorirà il "passaggio da un sistema focalizzato solo sull’istruzione a uno che si assume una responsabilità educativa integrale, verso tutte le dimensioni umane, sociali e professionali degli studenti.

Soffermandosi anche sul cruciale e delicato ruolo dei docenti in questo nuovo scenario, il presidente del Festival dell’innovazione scolastica ha concluso che lo spirito della legge "intende valorizzare l’autonomia scolastica e porre la comunità dei docenti come protagonista del proprio processo formativo e auto-formativo in un’ottica di ascolto dei bisogni educativi, dell’analisi delle specificità degli allievi e dei contesti educativi in cui la scuola vive".